Cinque miliardi di investimento e l'1% degli annunci IT italiani: competenze, tecnologie, tariffe e provenienza
A Catania è in costruzione il più grande investimento industriale privato mai fatto nel Mezzogiorno. Il campus di STMicroelectronics per i dispositivi di potenza in carburo di silicio vale circa cinque miliardi di euro, di cui due miliardi di aiuto pubblico italiano autorizzati dalla Commissione europea il 31 maggio 2024. Sul sito ST dichiara oggi circa 5.500 persone fra produzione, laboratori e ricerca e sviluppo.
Nello stesso 2026, nella rilevazione di Experis sulle dieci principali città italiane per domanda di lavoro tecnologico, Catania vale l'1% degli annunci ed è ultima per retribuzione offerta (Tech Cities). Nel Geography Index 2025 di JobPricing la provincia di Catania si ferma a 28.754 euro di retribuzione annua lorda media, ottantaduesima su centosette province, contro una media italiana di 32.402.
Le due cose non si contraddicono. Sono la stessa cosa vista da due lati, ed è la cosa più importante da capire se si vuole lavorare qui come freelance: a Catania sta arrivando il capitale, non il cliente.
INDICE DEI CONTENUTI
- Cinque miliardi che non comprano giornate
- Il profilo: chi sta fra il software e la macchina
- Le competenze funzionali: capire un processo che non è il tuo
- Le competenze tecniche: linguaggi, framework, strumenti
- Le attitudini: come si tiene un cliente che non ti vede mai
- I settori che comprano davvero
- Quanto pagano le aziende di Catania
- Che progetti sono
- I freelance ingaggiati a Catania sono catanesi?
- Il freelance è invisibile a chi vuole aiutarlo
- Il conto che nessuno fa
- In sintesi
Cinque miliardi che non comprano giornate
Un investimento di questa natura compra terreni, edifici, impianti di processo, contratti di fornitura pluriennali con i produttori di apparecchiature. E assume: dipendenti, molti, a tempo indeterminato, con percorsi di inserimento strutturati. Il sito catanese, va detto, non è solo una fabbrica — la stessa pagina di ST lo descrive come uno dei maggiori centri al mondo per lo sviluppo di semiconduttori di potenza, con ricerca, laboratori e progettazione di prodotto accanto alla produzione. Ma anche quella parte è lavoro dipendente strutturato, non consulenza a giornata: è questo, non una presunta contrapposizione fra industria e servizi, a spiegare perché intorno a un investimento del genere non si formi automaticamente un mercato locale della consulenza.
C'è però un secondo strato, ed è quello che conta. Il progetto di Linea Pilota approvato dall'Unione europea l'11 aprile 2024, guidato dal CNR-IMM di Catania con la Fondazione Chips.IT di Pavia, la Fondazione Bruno Kessler e il consorzio interuniversitario IUNET, vale circa 360 milioni e lavora su carburo di silicio e nitruro di gallio. E intorno alla fabbrica esiste da anni un tessuto di fornitura: il design center che Technoprobe ha annunciato a Catania il 17 ottobre 2022 con una cinquantina di postazioni, i laboratori universitari del DIEEI, le imprese di automazione e manutenzione che vivono di commesse di impianto.
Il freelance IT catanese non lavora dentro la fabbrica. Lavora nell'anello intorno, e in quello che l'anello deve dimostrare. È una posizione più stretta di quella di Milano o Bologna, ed è una posizione che in Italia si può occupare in pochissimi posti: la fabbricazione di semiconduttori su scala industriale, nel nostro paese, sta ad Agrate Brianza, ad Avezzano e qui.
Il profilo: chi sta fra il software e la macchina
Se si guarda alla domanda nazionale, il profilo più richiesto in Italia non ha niente di catanese. L'Osservatorio delle Competenze Digitali 2025, presentato il 18 novembre 2025, conta oltre 222.000 annunci ICT nel periodo osservato, con lo sviluppatore software in testa a circa 14.000 annunci, seguito da IT project manager e software engineer intorno ai novemila ciascuno. Lo stesso documento misura il buco: all'Italia mancano 236.000 professionisti ICT per allinearsi alla media europea, e a fronte di 136.000 posizioni aperte in un anno sono entrati sul mercato 73.000 nuovi professionisti. Un ingresso ogni due posizioni.
Quel buco è nazionale e si sente ovunque, Catania compresa: nel primo semestre 2026 il sistema informativo Excelsior di Unioncamere registra che nei servizi informatici e delle telecomunicazioni il 50,6% delle assunzioni programmate è di difficile reperimento, contro una media di settore del 44,8% (elaborazione su dati Excelsior, agosto 2026). Attenzione a come si legge: è la difficoltà dichiarata sulle assunzioni previste, non il numero di posti vacanti.
Ma il profilo che a Catania viene cercato con più insistenza, e che a Catania ha un senso che altrove non ha, è un altro. È il professionista che sta nel punto in cui il software tocca una macchina fisica: firmware, sistemi embedded, test automation su banco, integrazione fra il piano di produzione e i sistemi gestionali, sicurezza delle reti industriali. Non è l'ingegnere che progetta il chip: quello è un dipendente di ST, di Technoprobe, di un centro di ricerca, e non lo si assume a giornata. È chi scrive il codice che gira vicino al chip, chi collauda, chi misura, chi mette in comunicazione una linea con un ERP, chi documenta la conformità di un prodotto elettronico.
A livello europeo il dato che descrive meglio questa scarsità viene dalla European Chips Skills Academy, che il 19 novembre 2025 ha stimato in 10.800 lavoratori qualificati l'anno il fabbisogno scoperto della filiera europea dei semiconduttori, con il 30% della forza lavoro attuale destinato ad andare in pensione entro il 2030 e una crescita dei laureati nelle discipline rilevanti inferiore all'1% l'anno. Il monitoraggio del progetto europeo METIS mette in cima ai profili critici, nell'ordine, data specialist, software engineer, design engineer, process engineer e maintenance technician. Due su cinque sono profili software.
Una precisazione doverosa, perché è il punto in cui si mente di più: non esiste alcuna rilevazione italiana che quantifichi la domanda di competenze specifiche di progettazione elettronica — VHDL, SystemVerilog, catene EDA, simulazione TCAD — né a Catania né altrove. Chi vi propone una percentuale se l'è inventata, o l'ha dedotta dall'esistenza della fabbrica. Sono due cose diverse.
Le competenze funzionali: capire un processo che non è il tuo
La competenza funzionale che a Catania fa la differenza non è verticale su un settore, è la capacità di leggere un processo fisico e tradurlo in requisiti. Chi lavora con un'azienda manifatturiera, con un impianto, con un laboratorio, si trova davanti persone che parlano un linguaggio che non è informatico: rese, scarti, cicli, tolleranze, tempi di fermo. Il freelance che sa stare in quella conversazione senza riportarla subito al proprio vocabolario vale il doppio di quello che consegna codice corretto su una specifica sbagliata.
A questa se ne aggiungono altre quattro, tutte poco spettacolari e tutte molto richieste.
La gestione della conformità come progetto, non come modulo da firmare. Il 2026 e il 2027 sono anni fitti. Dall'11 settembre 2026 scattano i primi obblighi operativi del Cyber Resilience Act: chi immette prodotti con elementi digitali sul mercato europeo deve segnalare vulnerabilità attivamente sfruttate e incidenti gravi entro 24 ore con notifica completa entro 72, mentre la piena applicazione — secure by design, distinta base del software, periodo di supporto atteso di norma non inferiore a cinque anni, marcatura CE — arriva l'11 dicembre 2027 (quadro delle scadenze). Dal 2 agosto 2026 si applica la generalità dell'AI Act: obblighi di trasparenza dell'articolo 50 e obblighi sui sistemi ad alto rischio dell'Allegato III. Il 2 agosto 2027 tocca invece ai sistemi ad alto rischio integrati in prodotti già soggetti ad armonizzazione europea — dispositivi medici, macchinari, impiantistica — disciplinati dall'articolo 6, paragrafo 1 (Regolamento UE 2024/1689, art. 113). Per un territorio che produce componenti elettronici e macchine, questo non è contesto normativo: è capitolato.
L'accessibilità digitale, che a Catania è un arretrato. Lo European Accessibility Act è obbligatorio in Italia dal 28 giugno 2025, ma le linee guida operative per la verifica di conformità sono arrivate solo con la Determinazione AgID n. 38 del 4 marzo 2026, con la piattaforma di segnalazione attiva dall'11 marzo (sintesi). Gli obblighi toccano commercio elettronico, servizi bancari, trasporti, comunicazioni elettroniche, media ed editoria digitale; sono esentate le microimprese sotto i dieci dipendenti e sotto i due milioni di fatturato, tranne quando ricevono fondi pubblici o privati — PNRR compresi — destinati proprio al miglioramento dell'accessibilità. In una città con dodici milioni di passeggeri l'anno in aeroporto e un'economia turistica in crescita, la quantità di portali di prenotazione, e-commerce agroalimentari e servizi al cittadino da rimettere in riga è un lavoro che non ha ancora un nome ma ha già una scadenza superata.
La sicurezza vista dal lato di chi produce. Il Rapporto Clusit 2026, presentato l'11 marzo 2026, conta 507 incidenti gravi in Italia nel 2025, +42% sull'anno prima, pari al 9,6% del totale mondiale. I settori più colpiti in Italia sono governo, militare e forze dell'ordine (28,4%), manifatturiero (12,6%) e trasporti e logistica (12%, con una crescita del 134,6% in un anno). Sono, uno per uno, i settori che a Catania pesano: amministrazioni locali, industria, porto e aeroporto.
Il dato che serve a decidere, non a impressionare. Il mercato italiano dell'intelligenza artificiale è cresciuto del 47,6% nel 2025 arrivando a 1,38 miliardi, ma resta una frazione dei 5,1 miliardi dell'IoT e dei 2,1 miliardi dei big data e analytics (Anitec-Assinform, "Il Digitale in Italia 2026", 1 luglio 2026). Detto altrimenti: in un tessuto di piccole imprese manifatturiere e agricole, il lavoro pagato non è quasi mai addestrare un modello. È mettere in ordine i dati che il modello dovrebbe leggere.
Le competenze tecniche: linguaggi, framework, strumenti
Qui bisogna tenere insieme due classifiche che dicono cose diverse, perché misurano cose diverse.
La prima è quella di quello che il mondo scrive. Nell'indice TIOBE di agosto 2026 il primo è Python (18,53%), il secondo è C (11,10%), il terzo C++ (8,62%) e il quarto Java (8,25%), con Rust decimo all'1,45% dopo essere salito di otto posizioni in un anno. La Stack Overflow Developer Survey 2025 fotografa invece cosa si usa davvero al lavoro: JavaScript 68,8%, HTML e CSS 63%, SQL 61,3%, Python 54,8%, Bash e TypeScript 48,8%, C# 29,9%, Java 29,6%, C++ 21,8%, C 19,1%, Rust 14,5%. E l'Octoverse 2025 di GitHub registra il cambio più significativo di un decennio: nell'agosto 2025 TypeScript ha superato Python e JavaScript per numero di contributori sulla piattaforma.
La seconda classifica è quella che conta a Catania, e non compare in nessuna di quelle appena citate con l'importanza che ha qui. È la classifica di C e C++. Nell'indice TIOBE i due, sommati, valgono quasi venti punti: più di Python. Non è un residuo storico, è il fatto che tutto ciò che gira su un microcontrollore, dentro un alimentatore, in un modulo di potenza o in un banco di collaudo, gira lì. Nella rilevazione Eclipse Foundation sugli sviluppatori IoT ed embedded del dicembre 2024, il sistema operativo più diffuso in questo mondo è Embedded Linux (46%), seguito da FreeRTOS (29%), Zephyr (21%) e ThreadX (13%), mentre il protocollo più usato è MQTT (56%), in crescita di sette punti in un anno; l'uso di componenti open source è salito dal 63% al 75%.
Se si mette insieme quello che il territorio produce con quello che le norme del 2026-2027 impongono, la cassetta degli attrezzi che a Catania si vende esce abbastanza definita:
C e C++ per il firmware, con Embedded Linux e le catene di build che lo accompagnano (Yocto, buildroot), FreeRTOS o Zephyr sui microcontrollori. È il nucleo, ed è anche la competenza con la curva di ingresso più lunga: per questo si paga.
Python per tutto il resto del banco: automazione del collaudo, acquisizione da strumenti, analisi delle misure, script di caratterizzazione. Nella pratica dei laboratori è la lingua franca fra chi progetta e chi verifica.
Rust dove la sicurezza del prodotto diventa un obbligo di legge. L'ascesa di otto posizioni in TIOBE in un anno non è moda: il Cyber Resilience Act chiede di dimostrare pratiche di sviluppo sicuro, e un linguaggio che elimina per costruzione un'intera classe di difetti di memoria è un argomento che si scrive in una relazione tecnica. Oggi in Italia è ancora una competenza di nicchia: proprio per questo, chi ce l'ha non compete sul prezzo.
SQL, e la capacità di modellare. Sessantuno per cento degli sviluppatori professionisti lo usa. In un tessuto dove i dati di produzione, di magazzino e di vendita stanno in sistemi diversi che non si parlano, saper scrivere una query non basta: serve saper disegnare lo schema che rende possibile la domanda.
MQTT, OPC UA e i protocolli di campo per far uscire il dato dalla linea. È il punto esatto in cui un'azienda manifatturiera smette di comprare una macchina e comincia a comprare un servizio.
TypeScript sul fronte applicativo, con il framework che il cliente già ha. Qui la scelta fra React, Vue, Angular o Laravel conta molto meno di quanto si creda: conta poter mettere le mani su ciò che esiste. E conta, dal 2026, saper produrre interfacce conformi alle WCAG 2.1 di livello AA, che non è una preferenza estetica ma il criterio di verifica indicato dalla determinazione AgID.
Gli strumenti di misura del proprio lavoro: Git con una disciplina di branching leggibile da altri, pipeline di integrazione continua, container, infrastruttura descritta in file. Non perché siano moderni, ma perché sono la prova che il lavoro fatto da fuori è verificabile da dentro. Per un freelance che lavora da remoto — e vedremo che a Catania è quasi sempre così — questa è la parte del portfolio che convince.
Quello che non va promesso, se non lo si ha davvero, è la parte alta della progettazione: VHDL, SystemVerilog, i flussi Cadence e Synopsys, la simulazione TCAD. Quelle competenze a Catania esistono e sono concentrate dove ci si aspetta che siano — dentro ST, dentro i laboratori del CNR-IMM, dentro i gruppi universitari — e si accede a quel mondo per assunzione o per dottorato, non per preventivo.
Le attitudini: come si tiene un cliente che non ti vede mai
L'attitudine decisiva, a Catania, è l'autonomia dimostrabile. Non l'autonomia come tratto caratteriale, ma come pratica: aggiornamenti che arrivano prima che vengano chiesti, decisioni tecniche scritte e motivate, stime che si rivedono ad alta voce quando cambiano. Un committente milanese o bolognese che affida lavoro a un professionista che sta a mille chilometri sta correndo un rischio percepito, non reale; il modo di annullarlo non è rassicurare, è rendere il proprio lavoro leggibile senza doverlo raccontare.
La seconda è la pazienza di fronte a chi non sa cosa vuole. Nel tessuto locale — piccole imprese agroalimentari, strutture ricettive, studi professionali, artigianato — il cliente non arriva con un capitolato. Arriva con un problema descritto in termini di conseguenze: "ci sbagliamo gli ordini", "perdiamo tempo a rifare le bolle", "il sito non lo trova nessuno". Il professionista che si irrita di fronte a una richiesta mal formulata perde metà del mercato disponibile a portata di macchina.
La terza è la disciplina finanziaria, e va detta senza retorica. Chi lavora da Catania con clienti nazionali guadagna a tariffe nazionali e spende a costi locali: è un vantaggio enorme, ed è anche una trappola se lo si consuma invece di usarlo per costruire una riserva. In una città dove il tasso di occupazione fra i 20 e i 64 anni è del 50,9% e i giovani fra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano sono il 24,6% (ISTAT, Benessere equo e sostenibile dei territori, dicembre 2025, dati 2024), il margine di errore personale è più stretto che altrove: non c'è un mercato locale profondo che ti riassorbe se un cliente sparisce.
La quarta è la capacità di dire di no al lavoro sottocosto. Poiché la retribuzione media provinciale è fra le più basse d'Italia, la tentazione — del cliente, ma spesso anche del professionista — è di calibrare il prezzo sul contesto geografico invece che sul valore consegnato. È la scelta che chiude la porta a tutto il resto: chi si posiziona come "l'alternativa economica" viene comprato solo per quello.
I settori che comprano davvero
Elettronica, semiconduttori e la loro filiera. È il settore che dà a Catania la sua unicità italiana. Non compra molto in giornate, ma quello che compra lo paga bene, e soprattutto costruisce competenza spendibile ovunque: chi ha lavorato su un banco di collaudo o su un firmware di potenza porta con sé un curriculum che a Milano non si improvvisa. Attorno al polo si muovono progetti di ricerca pubblica — SAMOTHRACE, l'ecosistema PNRR su micro e nanotecnologie coordinato dall'Università di Catania, 138 milioni di dotazione complessiva — e il già citato progetto europeo di Linea Pilota guidato dal CNR-IMM.
Telecomunicazioni e system integration. È il settore che a Catania dà i numeri assoluti più grandi, e quasi nessuno se ne accorge fuori dalla Sicilia. Sielte, con sede legale a San Gregorio di Catania, dichiara oltre 4.000 dipendenti, trentuno sedi e un giro d'affari intorno ai 900 milioni di euro fra infrastrutture di rete, data center, cloud e cybersecurity. È il tipo di interlocutore che genera lavoro per profili di rete, automazione infrastrutturale, integrazione e sicurezza — spesso in subappalto o attraverso fornitori, che è precisamente il canale in cui un freelance entra.
Pubblica amministrazione e sanità. Il Fascicolo sanitario elettronico 2.0 è entrato nella fase operativa anche in Sicilia: a marzo 2026 l'Ordine dei medici di Catania ha avviato la formazione dei professionisti all'uso del sistema (2 marzo 2026). È lavoro di integrazione, migrazione di dati, adeguamento di gestionali di studio: poco visibile, molto ripetibile. È anche il settore più esposto agli attacchi secondo Clusit, il che significa che la voce "sicurezza" nei capitolati pubblici non è più una formalità.
Agroalimentare e logistica. Il mercato agroalimentare di Catania ha in corso un progetto PNRR da 9,13 milioni di euro per la transizione verso "un modello di logistica agroalimentare sostenibile, digitale e circolare" (OpenPNRR). Sul lato industriale, Sibeg — l'imbottigliatore Coca-Cola siciliano — ha annunciato un magazzino verticale automatizzato con sistemi di intelligenza artificiale da 51 milioni, con cantiere da febbraio 2026 a luglio 2027 e ventiquattro nuove assunzioni (8 luglio 2026). Tracciabilità, integrazione fra magazzino e gestionale, etichettatura, dati di filiera: è il lavoro meno affascinante e più costante che ci sia.
Turismo e trasporti. L'aeroporto di Catania Fontanarossa ha chiuso il 2025 con 12.363.135 passeggeri, quinto scalo italiano (20 gennaio 2026). Il turismo siciliano nel 2025 ha registrato arrivi in crescita del 2,8% con una quota di mercati esteri salita al 36% del totale (dato regionale, 11 febbraio 2026). Sul lato marittimo il quadro è meno lusinghiero: nel 2025 il porto di Catania ha movimentato 6,26 milioni di tonnellate, -20,4%, per lo spostamento del traffico container ad Augusta (Informare, 17 aprile 2026). Per un freelance il turismo significa soprattutto una cosa: sistemi di prenotazione, canali di vendita, gestionali di struttura, e adesso l'obbligo di accessibilità.
Un settore che va nominato per onestà è quello che a Catania si è ristretto. Nell'agosto 2025 Almaviva ha licenziato 112 lavoratori a Catania — 489 in totale su sei sedi, di cui 277 a Palermo (Il Post, 1 agosto 2025). Il progetto di rilancio dei numeri sanitari 116 e 117, finanziato con 25 milioni dal Ministero della Salute, punta ad assorbirne circa 130 su 387 rimasti disoccupati (1 ottobre 2025). Meno di un terzo. È il promemoria che l'occupazione digitale a Catania non è cresciuta in linea retta e che il lavoro a bassa qualificazione, quando se ne va, non torna.
Quanto pagano le aziende di Catania
Va detto subito che questa è la domanda sbagliata, ma prima bisogna rispondere a quella giusta.
Sul lavoro dipendente, i numeri sono chiari e sono bassi. Il Geography Index 2025 di JobPricing colloca la provincia di Catania a 28.754 euro di RAL media, ottantaduesima su centosette, in una Sicilia che si ferma a 28.906 (diciassettesima regione su venti) contro i 32.402 euro della media nazionale. Nella rilevazione Experis sulle dieci principali città italiane per domanda tech, Catania è ultima per retribuzione offerta e vale l'1% degli annunci: nella quinta edizione la RAL indicata era di 39.100 euro, nella sesta si colloca in una fascia fra i 40 e i 41.000. Le due grandezze non sono omogenee — un valore puntuale contro una fascia — quindi non se ne ricava una variazione. Se ne ricava la posizione: ultima, due volte di fila.
Sulle tariffe dei freelance, invece, non esiste in Italia alcuna rilevazione pubblica con metodologia e campione dichiarati. Il report europeo di Malt sul freelancing copre sei paesi e non include l'Italia. L'unico aggregato italiano in circolazione è raccolto su base volontaria in community, con campioni per singolo ruolo dell'ordine delle diciassette-diciannove segnalazioni: è un ordine di grandezza, non una statistica, e chiunque ve lo citi come "la tariffa media italiana" sta arrotondando un rumore.
Quindi la risposta onesta è questa: quanto pagano le aziende di Catania è meno importante di quanto paga chi compra da Catania. Un committente locale, piccolo, con margini stretti, calibra il prezzo sul proprio conto economico. Un committente milanese o europeo calibra il prezzo sul valore del problema che gli risolvi, e non ha modo — né, di solito, interesse — di scontarlo perché tu vivi al Sud. La differenza fra le due situazioni, per lo stesso professionista e le stesse ore, è spesso di un fattore due.
Che progetti sono
I progetti su cui vengono coinvolti i freelance più richiesti a Catania nel 2026 hanno cinque caratteristiche ricorrenti.
Sono lunghi ma non continuativi. La forma tipica non è il progetto chiuso a corpo, è la presenza per un numero definito di giornate al mese su un arco di sei-diciotto mesi. Nell'industria e nella filiera elettronica questo dipende dai cicli: una campagna di collaudo, una qualifica di prodotto, una migrazione di linea. Il vantaggio è la prevedibilità; lo svantaggio è che due o tre clienti di questo tipo saturano l'agenda e rendono difficile crescere.
Hanno un vincolo fisico. A differenza di un progetto puramente applicativo, qui c'è un oggetto: una scheda, un banco, una linea, un impianto. Questo cambia due cose. La prima è che una parte del lavoro non è delocalizzabile e va fatta in presenza, il che spiega perché il territorio ha comunque bisogno di professionisti che ci abitino. La seconda è che la definizione di "fatto" è più netta: o il pezzo passa il test o non lo passa. Per un freelance è una fortuna, perché elimina l'ambiguità in cui si annidano i mancati pagamenti.
Sono progetti di adeguamento più che di innovazione. La parte maggioritaria del lavoro pagato nel 2026-2027 nasce da una scadenza: il Cyber Resilience Act, l'AI Act, l'accessibilità, la sicurezza delle reti, il fascicolo sanitario, la tracciabilità di filiera. Chi si presenta come "quello che porta l'innovazione" trova pochi ascoltatori; chi si presenta come "quello che vi mette in regola senza fermare la produzione" trova un budget già stanziato.
Hanno più di un committente nella catena. Raramente il freelance catanese lavora direttamente per il capofila. Più spesso è dentro una filiera: un integratore, uno studio, una software house che ha vinto la commessa. È il motivo per cui la capacità di produrre documentazione, tracciare le decisioni e consegnare in modo verificabile pesa più della brillantezza tecnica: qualcun altro deve poter mettere il proprio nome sul risultato.
E quasi sempre sono progetti che si svolgono almeno in parte da remoto. Qui i dati vanno letti con attenzione, perché sembrano dire il contrario. Nel confronto ISTAT fra i ventisette comuni italiani con più di 150.000 abitanti, Catania è fra i tre con la quota più bassa di occupati che lavorano da remoto, insieme a Ravenna e a Messina, che chiude la graduatoria con il 9,4% a fronte di una media nazionale del 13,8%. Ma lo stesso rilevamento indica che il settore dell'informazione e della comunicazione è il più remotizzato d'Italia, al 60,2% (ISTAT, Il lavoro da remoto, febbraio 2026). Le due cifre non parlano della stessa popolazione: la prima misura la composizione di ciò che a Catania si produce — dove pesano commercio, turismo, edilizia, servizi alla persona — la seconda misura come lavora chi fa informatica ovunque si trovi. Non esiste un dato che misuri direttamente il lavoro da remoto dei freelance IT catanesi, ma è ragionevole ritenere che somiglino molto più alla seconda cifra che alla prima.
I freelance ingaggiati a Catania sono catanesi?
Sì, quasi sempre. E la cosa interessante non è la risposta, è il motivo.
Catania non importa professionisti nemmeno quando li forma. L'Università di Catania ha prodotto 6.282 laureati nel 2025, 3.722 di primo livello e 2.560 di secondo (AlmaLaurea): è un ateneo grande, che pesca quasi interamente nel proprio bacino regionale. Non esiste un dato pubblico che scomponga quei numeri per informatica o ingegneria elettronica, quindi quello che segue non è una dimostrazione. Ma la direzione è difficile da equivocare: il serbatoio di competenze IT della città è, in larghissima parte, cresciuto in città.
Il flusso in uscita, invece, esiste ed è documentato. L'ISTAT, nel comunicato sulle migrazioni pubblicato ad agosto 2026, calcola che fra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno abbia perso 150.000 giovani laureati fra i 25 e i 34 anni: 122.000 verso il Centro-Nord e 28.000 verso l'estero. La Sicilia da sola genera il 23,6% di tutte le emigrazioni interne meridionali verso il Centro-Nord. La SVIMEZ, nel rapporto "Un Paese, due emigrazioni" del 17 febbraio 2026, conta quasi un milione di under 35 che fra il 2002 e il 2024 hanno trasferito la residenza dal Mezzogiorno a una regione del Centro-Nord, oltre un terzo dei quali laureati, e stima in circa 6,8 miliardi di euro l'anno — nel triennio 2022-2024 — la perdita secca di investimento pubblico in istruzione che il Sud regala al resto del paese. Sul fronte estero, il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes registra 844.000 siciliani iscritti all'AIRE: la comunità di emigrati più numerosa d'Italia.
Poi c'è il dato che ribalta la lettura. Sempre secondo la SVIMEZ, a tre anni dal titolo circa due terzi dei laureati siciliani lavorano nel Mezzogiorno. È una misura diversa da quella dell'ateneo — popolazione regionale invece che un singolo ateneo, Mezzogiorno invece che Sicilia, orizzonte a tre anni — quindi le due non si sommano e non si confermano a vicenda. Ma vanno nella stessa direzione: la maggioranza resta. Chi parte è una minoranza rumorosa e altamente qualificata, e non c'è motivo di trasformarla nella regola.
La composizione reale di chi lavora come freelance IT a Catania nel 2026 è quindi questa, ed è fatta di tre gruppi.
I catanesi che non se ne sono mai andati sono il gruppo più numeroso. Hanno studiato al DIEEI o a informatica, hanno fatto qualche anno in una società locale o in un centro servizi, e a un certo punto hanno aperto la partita IVA — spesso perché il salto retributivo da dipendente, a Catania, non c'era. In una provincia dove il tasso di occupazione fra i 20 e i 64 anni non arriva al 51%, la partita IVA è insieme una scelta e un ripiego, e distinguere le due cose caso per caso è impossibile. Probabilmente sono entrambe.
I rientrati sono il gruppo che cambia il mercato. Sono persone che hanno lavorato cinque, otto, dieci anni a Milano, a Londra, a Monaco o a Berlino, che hanno portato a casa un portafoglio clienti e un livello di tariffa, e che sono tornate per ragioni che con il lavoro non c'entrano — famiglia, casa, luce. Sono pochi ma pesano, perché sono gli unici che a Catania vendono a prezzi non catanesi e sdoganano quel prezzo per tutti gli altri. Vale la pena notare che questo rientro avviene nonostante il fisco, non grazie a lui: il regime per i lavoratori impatriati previsto dall'art. 5 del D.Lgs. 209/2023 riduce del 50% l'imponibile per cinque anni entro un tetto di 600.000 euro, ma richiede di arrivare dall'estero, di non essere stati residenti in Italia nei tre anni precedenti — che diventano sei o sette se si rientra per lavorare per lo stesso datore di lavoro o per il suo gruppo — di restarci per almeno quattro, e soprattutto ha perso, dal 1° gennaio 2024, la maggiorazione che premiava chi si trasferiva nel Mezzogiorno (Agenzia delle Entrate). Chi rientra da Milano — cioè la maggioranza dei rientri — non ha comunque diritto a nulla, perché non arriva dall'estero.
Gli stranieri e i nomadi digitali sono il gruppo più piccolo e il più raccontato. In Sicilia il polo riconoscibile è Palermo, non Catania: è Palermo la città che compare negli indici internazionali di destinazione per lavoratori remoti, con oltre mille professionisti stranieri residenti censiti dalla stampa locale (BeSicilyMag, 22 agosto 2025). Catania è citata come secondo polo, ma senza numeri: prendetela per quello che è, un'impressione, non una misura. Va detto anche che questo gruppo, quasi per definizione, non è ingaggiato a Catania: ci vive e basta.
Il freelance è invisibile a chi vuole aiutarlo
C'è un fatto che riguarda tutti e tre i gruppi e che quasi nessuno dice chiaramente: tutte le politiche pubbliche costruite per riportare lavoro qualificato al Sud passano dal lavoro dipendente o dall'investimento in beni.
La misura siciliana sul south working mette sul piatto 54 milioni di euro fino al 2028 e arriva fino a 30.000 euro per lavoratore, ma il beneficiario è il datore di lavoro e la condizione è un'assunzione a tempo indeterminato (ricostruzione dei requisiti del bando). Il credito d'imposta della ZES unica si rivolge alle imprese e richiede investimenti in beni strumentali sopra una soglia minima. Il regime impatriati, come si è visto, chiede di venire dall'estero. Il regime forfettario, che è lo strumento fiscale che più di ogni altro riguarda i professionisti, non ha e non ha mai avuto alcuna variante meridionale.
Non è una congiura: è la conseguenza di strumenti pensati per un'economia di fabbriche e di contratti. Ma il risultato pratico è che il professionista indipendente è l'unico attore del mercato del lavoro meridionale che nessuna misura pubblica rimborsa, incentiva o accompagna.
E qui arriva il paradosso finale, che è anche la ragione per cui vale la pena fare questo mestiere da Catania. Proprio perché nessuno lo sovvenziona, nessuno lo vincola. Il freelance è l'unica figura che può prendere il ricavo da un lato d'Italia e il costo dall'altro.
Il conto che nessuno fa
A luglio 2026 comprare casa a Catania costa in media 1.324 euro al metro quadro e affittare costa 9,79 euro al metro quadro al mese; a Milano gli stessi due valori sono 5.661 e 22,21. Oltre quattro volte sul mattone, più del doppio sull'affitto.
Prendiamo un professionista che fattura 60.000 euro l'anno. È un fatturato nella norma per un profilo tecnico esperto, e a Milano convive con l'affitto di un bilocale di sessanta metri che si mangia quasi 16.000 euro l'anno. A Catania lo stesso identico fatturato, con lo stesso identico lavoro consegnato agli stessi identici clienti, convive con un affitto intorno ai 7.000. Sono quasi novemila euro di differenza su una sola voce di spesa, ogni anno — un vantaggio reale, che però va pesato con il resto del paniere e con la qualità dei servizi, come si vede più sotto.
Questo è il vero prodotto finanziario del freelance catanese, e non compare in nessuna classifica sulle retribuzioni, perché tutte quelle classifiche — JobPricing, Experis — misurano quanto pagano i datori di lavoro locali. Se il tuo committente non è locale, quelle classifiche non ti riguardano. Ti riguarda solo la colonna dei costi.
Le condizioni materiali per farlo, oggi, ci sono. L'aeroporto è il quinto d'Italia per passeggeri, con collegamenti giornalieri su Roma e su Milano. Gli spazi di coworking esistono e costano poco: @localhost, in via dei Piccioni, parte da 9 euro al giorno e 139 al mese. E la comunità tecnica è riconoscibile: il Google Developer Group Catania conta oltre novecento iscritti, Python Catania quasi cinquecento, e Coderful ha portato in città la sua conferenza per sviluppatori anche nel giugno 2026.
Il contrappeso, che va detto perché altrimenti questo pezzo diventa pubblicità, è che vivere a Catania non è solo economico: è anche faticoso. Nella classifica della qualità della vita del Sole 24 Ore relativa al 2025, Catania è novantaseiesima su centosette province, in calo di tredici posizioni. Servizi, mobilità, sicurezza e ambiente non sono variabili neutre quando ci si passa la vita e non solo l'estate. Il differenziale di costo esiste perché esiste un differenziale di servizi: è un baratto, e come tutti i baratti conviene a chi lo fa con gli occhi aperti.
In sintesi
Il freelance IT più ricercato a Catania nel 2026 è il professionista che sa stare dove il software incontra un oggetto fisico — firmware in C e C++, automazione di collaudo in Python, dati che escono dalla linea via MQTT e OPC UA, SQL sotto — e che sa trasformare una scadenza normativa in un piano di lavoro: Cyber Resilience Act a settembre 2026, AI Act, accessibilità digitale con le linee guida AgID di marzo 2026, sicurezza delle reti industriali. Le attitudini che lo rendono ingaggiabile sono l'autonomia dimostrabile per iscritto, la pazienza con chi non sa formulare una richiesta, e il rifiuto di farsi pagare in base al proprio codice di avviamento postale.
I settori che comprano sono l'elettronica e la sua filiera, le telecomunicazioni e la system integration, la pubblica amministrazione e la sanità, l'agroalimentare e la logistica, il turismo. I progetti sono lunghi, vincolati a un oggetto, guidati da una scadenza, dentro una filiera con più committenti, e prevalentemente da remoto. I professionisti sono catanesi, con una minoranza determinante di rientrati che porta con sé i prezzi di fuori.
E la conclusione è quella da cui siamo partiti, letta al contrario. Nessuna delle misure pensate per riportare lavoro al Sud è scritta per un professionista con partita IVA. Il freelance catanese non è escluso dal mercato locale: è indipendente da esso. È l'unica figura che può vendere a Milano, a Monaco o a Bologna e vivere all'ombra dell'Etna, e finché quella distanza continuerà a non costare nulla al cliente e a valere molto per lui, sarà anche la più conveniente forma di lavoro digitale che questa città produca.
Se sei un professionista IT che lavora da Catania, o un'azienda che cerca competenze tecniche senza volersi limitare al proprio raggio di venti chilometri, su FreelanceWWW domanda e offerta si incontrano su quello che serve, non su dove si trova.